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giovedì 1 settembre 2011

La letteratura, la semiotica e la scienza della traduzione per tradurre la soggettività


La volontà di tradurre la soggettività nei diversi testi presenti nel panorama letterario di tutti i tempi è da sempre l’obiettivo più ambito dai traduttori letterari. 
L'ipotesi  primordiale che non vi sia attività di traduzione senza l’analisi del testo nella lingua d’origine viene completata  da un’ulteriore analisi connessa alla semiotica soggettuale ("soggetto dell'enunciazione) di Benvéniste - famoso linguista francese conosciuto per i suoi studi sulla grammatica comparata delle lingue indo-europee e per le sue teorie di  linguistica generale -  e sulla teoria della percezione di Merleau-Ponty (la percezione soggettiva del tempo) – filosofo del linguaggio francese -  senza dimenticare le acquisizioni della teoria dell’enunciazione, che hanno un ruolo centrale nella semiotica e che sono state approfondite da Giovanna Cosenza – professore all’università di Bologna - in cui il soggetto empirico dell’enunciazione (il parlante)  si trova ad agire idealmente al di fuore di un contesto vincolante. 

I concetti di “débrayage e embrayage” di Greimas – fondatore della semiotica strutturale – sono tuttavia in antitesi con quanto enunciato da Benveniste. A differenza di quest’ultimo, infatti, il linguista di origine lituana si disinteressa quasi totalmente della comunicazione orale, focalizzandosi sui testi scritti, nei quali è impossibile ‘tradurre’ il momento in cui sono stati enunciati. 

La teoria benvenistiana vista come dissoluzione dell'idealizzazione del "soggetto parlante”, precisa i termini di tale descrizione, fornendo all'osservatore gli indizi che nel discorso contraddistinguono il "soggetto dell'enunciazione".
In quest’ottica, i traduttori letterari vedono cosi’ più supportato il loro lavoro da quanto proposto da Greimas, fermo restando che la soggettività sia sempre traducibile e ben intrepretata.

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