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martedì 4 dicembre 2012

La traduzione – contrapporre con democrazia lingue e culture

Parlare di traduzione significa in primo luogo il trasferimento di un messaggio da una lingua all’altra. Conviene, tuttavia, non dimenticare che la lingua, oltre alla propria funzione metalinguistica è rispetto a tutte le altre materie di creazione estetica, l’unica a disporre della funzione autoriflessiva : è infatti un mezzo di espressione, una componente di unità culturale e il riflesso di una visione del mondo condizionato dall’ambiente in cui è praticata sotto la forma orale e scritta.

La traduzione ha anche la caratteristica di « contrappone » due lingue che appartengono a due culture distinte, marcate da rapporti di forza reali e storicamente determinati. Le due lingue possono investire entrambe il ruolo di media di forte comunicazione internazionale, oppure, una essere la lingua dominata e l’altra la lingua dominante. In tal caso la traduzione, in quanto strumento atto al trasferimento delle idee e delle esperienze umane da un sistema culturale ad un altro, in entrambi i casi assume una portata totalmente diversa.

Quando questo trasferimento avviene da una lingua dominante ad una lingua dominata, tale operazione rappresenta un ruolo assai importante nello sviluppo della seconda lingua, nel suo arricchimento e nel suo accedere verso una più profonda modernità. Quando il trasferimento avviene dalla lingua dominata alla lingua dominante, l’attività traduttiva consente di accedere ad un universo forse più "debole" ma comunque di profonda ricchezza che la traduzione ha il compito di veicolare e erendere concreto.

E' pertanto vero che nella dinamica della traduzione l’utilizzo di una lingua è sempre una forma di riconoscimento e di legittimazione dell’altra – dominante o dominata che siano, di conseguenza la professione del traduttore deve essere considerata come una sorta di strumento « democratizzazione » di tutte le lingue e culture.

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