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lunedì 10 dicembre 2012

Supportare il multilinguismo: Italia ottiene una storica vittoria alla Corte di Giustizia Europea - ecco come risponde qualche giorno dopo l’Europa, manovrata dagli stati “rispettabili” che tanto ammiriamo noi italiani...

5 dicembre 2012 - La Corte di Giustizia europea approva il ricorso presentato dal nostro paese contro la sentenza che due anni avallava l’ingiusta norma che consentiva di pubblicare i bandi europei unicamente in tre lingue: tedesco – inglese - francese.
La Corte ha confermato con grande democrazia e equità, che tutte le ventitré lingue Ue hanno un valore paritario ed ufficiale presso l’Uninione.
La « scandalosa » pubblicazione da parte dell’Epso sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, risalente al 2007 riguardava la pubblicazione di un gran  numero di bandi di concorso unicamente redatti in tre lingue: tedesco – inglese - francese. Con essi si richiedeva la conoscenza approfondita di una delle ventitré lingue e l’altrettanto ottima conoscenza di tedesco o inglese o francese, lingue in cui si sarebbero svolti gli esami preliminari e le prove scritte dei concorsi.
Con la massima efficacia, l’Italia ha contestato tale procedura e la mancata pubblicazione integrale dei bandi nelle lingue ufficiali diverse da inglese, francese e tedesco; ha inoltre rifiutato la limitazione nella scelta della seconda lingua al « trio » precedentemente citato per partecipare ai concorsi, comunicare con l’Epso ed effettuare delle prove.
Costituzionalmente, infatti, il regime linguistico dell’Ue definisce come lingue ufficiali e di attività presso le istituzioni tutte le ventitrè lingue attuali dell’Unione, che la Gazzetta ufficiale  deve essere pubblicata in tutte le lingue ufficiali e che i bandi di concorso generali devono essere presenti sella Gazzetta ufficiale. Alla luce di tali inconfutabili elementi è stato recentemente sentenziato che «l’applicazione di tali regole implichi che i controversi concorsi avrebbero dovuto essere pubblicati integralmente in tutte le lingue ufficiali».
Il Ministro per gli Affari europei italiano E. Moavero Milanesi ha commentato con soddisfazione questo importante successo giuridico, aggiungendo che “Con la sentenza della Corte di giustizia dell’UE sul regime linguistico dei concorsi pubblici, il nostro Paese consegue un’importante vittoria”, ricordando poi come “l’Italia sia fortemente impegnata nell’affermare il principio e il valore del multilinguismo e nella tutela della lingua italiana nell’UE », in contrasto alle manovre che tendono a favorire le tre lingue « egemoni », provocando una penalizzazione dei cittadini di madrelingua diversa”.
 
A qualche giorno di distanza è seguita la gaffe del video commemorativo realizzato per celebrare il Nobel per la Pace assegnato all’Europa: l'Italia totalmente dimenticata! Ma è stata solo una svista?
 8 dicembre 2012 – Un’ulteriore cantonata storica da parte del Consiglio dell'Ue, che ha «dimenticato» il ruolo dell'Italia come Paese fondatore ed ha provocato un caso diplomatico con protesta ufficiale da parte del ministero degli esteri italiano, seguito ovviamente dalle pronte scuse della direzione dell'istituzione europea.
Politicamente, l’accaduto ha rinfocolato le polemiche sulla sottovalutazione dell'Italia in Europa, in verità  a pieno titolo tra i principali contribuenti netti al bilancio Ue, mentre sono in corso delicate trattative economiche dove i diritti italiani rischiano di essere in parte calpestati dai soliti stai egemoni e parassiti.
Il caso sorge dalla produzione di un video per la consegna del Premio Nobel per la Pace all’UE, in programma proprio oggi a Oslo.
In genere queste iniziative vengono controllate con estrema perizia geopolitica proprio per non colpire la suscettibilità di alcuni Paesi membri. Francia - Germania - Regno Unito si infuriano quando ritengono trascurati loro interessi nazionali di ogni natura e dimensione.
Nella prima versione del video in questione, con grande stupore, era stato del tutto dimenticato il Trattato di Roma del 1957 che ha sanciva la nascita della Comunità e alcuni dei padri fondatori : E. Rossi, A. Spinelli e A. De Gasperi.
Al contrario, nel polpettone commemorativo sfilavano non certo esempi di virtu’ come  il premier britannico Winston Churchill (convinto antisemita), il presidente François Mitterrand (che negli hanni ottanta aveva dato asilo politico a terroristi/assasini ricercati a livello internzionale come Cesare Battisti) ed altri....
La diffusione del video ha così provocato un crescendo di proteste sul Web. La delegazione diplomatica presso l'Ue conscia di quanto siano importanti questi episodi marginali per il posizionamento in trattative Ue di ben altra rilevanza, ha esteso sua la protesta ufficiale al Consiglio.
Dopo poche ore “magicamente” è riapparsala memoria storica ed è stato confezionato il nuovo filmato con l'aggiunta di immagini di De Gasperi e del Trattato di Roma.

giovedì 15 settembre 2011

GIORNATA EUROPEA DELLE LINGUE - EDIZIONE 2011 - celebrare la comunicazione linguistica in tutte le sue forme

Gli 800 milioni di europei presenti nei 47 Stati membri dell’UE sono incoraggiati ad apprendere un numero sempre maggiore di lingue, a prescindere dall’età, presso le mura scolastiche o altrove.

Certi che le diversità linguistiche siano la giusta via per favorire una migliore comunicazione tra culture ed uno degli elementi chiave per accrescere il già ricchissimo patrimonio del nostro continenente, il Consiglio Europeo sostiene e promulga il bilinguismo in tutta Europa e dedica annualmente una giornata per celebrarne l’impegno e i risultati ottenuti.

Una serie di eventi in diversi atenei saranno organizzati in tutta Europa, ma non solo:
manifestazioni con giovani e giovanissimi, programmi radio-televisivi, corsi di perfezionamento linguistico tramite traduzione e linguaggio orale, conferenze, ecc. Le autorità di ogni nazione e i diversi partner locali, tra cui le scuole sono liberi di decidere riguardo alla natura degli eventi  organizzati. Il Consiglio Europeo ha comunque invitato gli stati membri a nominare un Relais nazionale per coordinare ogni evento su scala nazionale e diffondere il materiale promulgativo prodotto dal Consiglio Europeo.

Le celebrazioni proseguiranno con entusiamo per quasi una settimana a partire dal 26 settembre.
Il vertice tematico ideale sarà  la conferenza sull'apprendimento precoce delle lingue, argomento che interessa molti genitori che vivono in paesi diversi da quello d’origine o che hanno un coniuge straniero.
Verrà inaugurata la piattaforma sul multilinguismo destinata alle aziende (Business Platform on Multilingualism) - Le lingue fanno bene alle imprese. Si terrà poi la conferenza, estremamente interessante per noi agenzie di traduzioni, "In che modo la tecnologia può aiutare i traduttori tecnici” seguita da una tavola rotonda  tra un gruppo di esperti riguardo ai vantaggi e svantaggi del multilinguismo in Europa.
Ricordo inoltre tra le altre iniziative sulla traduzione:
Modena, 26 settembre 2011
"Two Bees or not two Bees - i dilemmi dei traduttori di filastrocche e parodie.
L'evento è organizzato dall'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia - Dipartimento di studi linguistici sulla testualità e la traduzione letteraria Facoltà di Lettere e Filosofia - e dallo Europe Direct del Comune di Modena, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e con il Master in traduzione di libri per ragazzi dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. 

sabato 3 settembre 2011

Piccole e grandi inferenze ed interferenze linguistiche

Le lingue delle civiltà dominanti di tutti i tempi sovente hanno esercitato una forte influenza sugli idiomi con cui sono venuti a contatto. Il termine “russificazione”, ad esempio, corrisponde all'assorbimento costante della lingua russa da parte di comunità estere ad essa soggiacenti. A livello linguistico, tale fenomeno denota l'influenza di questa lingua dominante sulle lingue slave e baltiche, ossia le lingue corrispondenti alle aree controllate politicamente e culturalmente dalla Russia.

Un altro valido esempio è rappresentato dall’influenza eserciata dal latino e dalle lingue neolatine  sull’evoluzione della lingua inglese, facendola assomigliare paradossalmente nel corso dei secoli passati un po’ all’italiano moderno e al francese, soprattutto nella propria espressione scritta.

Il fonema e il grafema di vocaboli simili si differenziano ora grazie a fenomeni come la comparsa di una vocale e/o per l'assimilazione consonantica. Non sempre, però, il loro significato è rimasto identico poiché la evoluzione di ogni singola lingua ha fatto assumere ad alcuni termini simili significati e significanti diversi.  

Ecco alcuni esempi concreti:
Ability  > Non significa “abilità”, ma “possibilità” o“capacità”.
Alienate > Non significa “alienare”, ma “rendere ostile” o “contrariare”
Brave  > Significa coraggioso, non “bravo”.
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Parole che in inglese hanno il suffisso-ABLE in italiano–ABILE
PROBABLE      PROBABILE
Parole che in inglese hanno il suffisso ABLE in italiano–EVOLE
AMICABLE       AMICHEVOLE
Parole che in inglese hanno il suffisso BST in italiano–ST
ABSTRACT       ASTRATTO
Parole che in inglese hanno il grafema iniziale CH in italiano è C
CHOCOLATE    CIOCCOLATO
Parole che in inglese hanno il suffisso -CTION in italiano –ZIONE
ACTION            AZIONE
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A differenza di quanto si potrebbe immaginare, l'influenza del latino sulla lingua inglese durante l'impero romano fu alquanto limitata. Solo dal 1066, data che segna l'inizio della conquista dell'Inghilterra per mano di Guglielmo il Conquistatore, molti vocaboli di origini normanna furono introdotti nella lingua inglese, quasi il 28% di vocaboli inglesi hanno infatti origini neolatine.
L’attuale forte presenza della lingua e della cultura angloamericana nel nostro continente riflette  una situazione diversificata da lingua a lingua, da nazione a nazione, a seconda dell'importanza del rapporto tra culture e alle pianificazioni politico-linguistiche ed economiche in atto in ogni paese dell’unione.
Per analizzare la portata di tale fenomeno, un’interessante ricerca lanciata nel 1986 a Strasburgo del GEPE (Groupe d'Étude sur le Plurilinguisme Européen) per il monitoraggio della lingua francese, proponeva un questionario a cinquecento bambini di circa dieci anni sull’uso e la comprensione diretta di cento termini lessicali secondo il singolo livello di assimilabilità alla lingua inglese.
I risultati di questa indagine rivelò che il livello sociale implica un’influenza minima sulla diffusione dell’inglese:

gli elementi acquisiti dall’inglese nei campi sondati e legati a questa fascia giovanile (giochi abbigliamento e alimentazione,) appartengono ad una terminologia più popolare costituente “gli elementi fondamentali del «franglais»”, che si oppone direttamente  al vocabolario insegnato a scuola, di livello elevato, formale e borghese.

Per l’italiano si sono spesi e si spendono fiumi di parole e di inchiostro - come si diceva una volta. Importante evento è sicuramente  l’uscita del primo Dizionario degli anglicismi nell’italiano postunitario (1987) di G. Rando. Difficile pero’ poter definire quantitativamente e qualitativamente come  la lingua italiana stia reagendo alla pressione dell’attuale lingua egemone e globalizzante.

Le opinioni sono discordanti e alcune tra loro allontanano in parte i forti allarmismi di alcuni puristi dell’Accademia della Crusca. Secondo questi ricercatori “ottimisti”, infatti, l’invadenza dell’inglese è indubbia, tuttavia è ancora integro sia il lessico fondamentale, sia anche se parzialmente quello della conversazione generica, utilizzato da ciascuno di noi ogni giorno.

Tuttavia, purtroppo l'influenza dell'inglese sulla nostra lingua si manifesta a volte in maniera subdola, utilizzando certe parole italiane, affini in qualche misura a quelle inglesi, in un significato che è proprio della lingua inglese e non corrispondente alla lingua italiana. Ciò può confondere persone che, abituate al significato italiano della parola, si trovano “spaesate” dal senso che a loro sembra assumere la frase, come nel caso dei termini dramatic e dramattico.

La più evidente fonte di preoccupazione per l’autenticità e vitalità della nostra lingua sorge dalla dilagante tentazione di adottare sistematicamente l’inglese in alcune aree scientifiche e manageriali. In tal senso, per approfondire tale problematica è consigliabile consultare lo studio di B. Cappuzzo ‘Il linguaggio informatico inglese e italiano’, quello di A. Bistarelli, “L'interferenza dell'inglese sull'italiano”, e “L’Influenza dell’inglese sulla lingua della pubblicità italiana”, del Blog Ciao Italia, quello di E. Bertinotti "Iniziativa "Francomot" per evitare i prestiti linguistici".

La grammatica italiana pero’ sembra mantenere intatta la sua egemonia. Prendiamo l’esempio di una delle parole inglesi più utilizzate in italiano: computer. Anche se la lingua francese ha saputo tradurla egregiamente con il termine ‘ordinateur’, l’italiano, almeno a livello grammaticale, non la coniuga al plurale aggiungendo la s finale, infatti all'interno di un testo italiano – almeno per ora -  le parole straniere non si declinano mai al plurale. Questo punto deve essere tenuto in conto, specialmente dai traduttori professionali che intendono tradurre correttamente, pur utilizzando termini inglesi in testi italiani, e visto che questo è il mio mestiere non potevo non concludere il mio intervento con questo breve inciso. 


sabato 27 agosto 2011

L’inglese non è l’unica lingua che bisogna parlare…


Propongo la lettura dell'articolo : L’egemonia della lingua inglese; tuttavia suggerisco anche la lettura di queste 8 citazioni di altissimo valore culturale. 

1) “Chi non conosce le lingue non conosce la propria.” 
Goethe, (1749-1832)

2) “Un’altra lingua è un’altra visione della vita.”
Federico Fellini, regista

3) “I limiti della mia lingua sono i limiti del mio universo.”
Ludwig Wittgenstein

4) “La diversità linguistica protegge e nutre lo sviluppo delle diverse culture, da cui si scoprono i differenti percorsi della conoscenza umana. La vita di chi ne conosce molteplici risulterà sicuramente più ricca.”
Nicholas Ostler, Empires of the Word

5) “La poesia è quanto viene perso nella traduzione.”
Robert Frost, poète américain

6) “Il mondo è un mosaico di visioni e ciascuna visione  è catturata da una lingua. Ogni volta che una lingua scompare una visione del mondo scompare con essa.”
Pr. David Crystal, linguista britannico, Professore onorario, Uiversity of Wales, autore de “The Cambridge Encyclopedia of the English Language”

7) “L’umanità di un uomo si misura dal numero di lingue che parla.”
Proverbio slovacco

8) “La lingua universale non è l’inglese bensi’ l’inglese storpiato.”
Internauta anonimo

giovedì 25 novembre 2010

Biennale della traduzione a Napoli


Tradurre (in) Europa - Festival a Napoli, 22-29 Novembre 2010
"Europe as a space of translation"
LA “BIENNALE DELLA TRADUZIONE” arriva nella città partenopea, dopo aver toccato importanti "mete" come Parigi, Vienna, Procida e Francoforte.

Questo importante evento della filiera della Traduzione Professionale è l’ultimo ed atteso appuntamento della grande maratona prevista dal Progetto "EST-Europe as a Space of Translation", iniziativa europea, supportata economicamente dai fondi del programma cultura dell’Unione Europea e nel quale l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale assume un ruolo veramente importante: ente promotore e project manager.

Sono previsti ben sessantatre eventi con oltre un centinaio di prestigiosi ospiti e relatori, il tutto articolato in dieci percorsi tematici, distribuiti su otto giorni in ventiquattro luoghi con cinquantasette partner locali, nazionali, internazionali. E con oltre quaranta lingue parlate ed esaminate attentamente, senza contare i dialetti e le lingue antiche.


Per più approfondite ed utili informazioni consultare il link seguente:










venerdì 27 agosto 2010

L’inglese è ormai la lingua del cittadino europeo?

Premesso che, come ha dichiarato il membro della Commissione Europea, Leonard Orban «La capacità di comunicare in varie lingue costituisce un grande vantaggio per le persone, le organizzazioni e le imprese. Promuove la creatività, rompe gli stereotipi culturali, incoraggia le idee originali e può aiutare a sviluppare prodotti e servizi innovativi» la realtà linguistica in Europa sembra subire delle influenze sempre più marcate dalla lingua inglese.
Il plurilinguismo è inscindibile dall’affermazione di un’Europa politica e la ricchezza dell'Europa consiste nella sua diversità, sia geografica che culturale e linguistica. (Carta europea del plurilinguismo)
Durante un convegno, frequentato da un centinaio di personalità tra cui ambasciatori dell’UE, accademici francesi, italiani e spagnoli, dirigenti di società multinazionali e il direttore dell’osservatorio europeo del plurilinguismo, si è discusso infatti dell’egemonia della lingua inglese e i suoi effetti negativi in termini di discriminazione e restrizione della democrazia linguistica.
Le conclusioni del dibattito possono riassumersi nei tre punti chiave:
• La lingua inglese detiene ormai costantemente una posizione egemonica presso le istituzioni continentali.
• Il francese, lingua di tre paesi fondatori (Francia, Belgio e Lussemburgo), ha perduto il suo livello dominante presso l’UE.
• Il tedesco (la prima lingua parlata in Europa) e l’italiano non riescono assolutamente a contrastare il massiccio potere linguistico esercitato dall’inglese.
Presso gli stati membri, la lingua di Shakespeare è la seconda insegnata in tutte le scuole materne ed è riconosciuta come lingua istituzionale nella trasmissione del sapere a livello accademico.
Anche la Francia, sebbene abbia perseguito la più conservatrice delle politiche linguistiche promuovendo la Francofonia, non sfugge totalmente a questa massiccia influenza.
Francese e tedesco da anni non sono più considerate lingue internazionali, ma piuttosto “regionali” dell’Europa.

Suggerisco in tal senso la consultazione dei rapporti nazionali, e più particolarmente il rapporto di J. C. Beacco che evidenzia chiaramente le ambiguità delle politiche linguistiche adottate, le loro difficoltà, le lentezze dei comportamenti collettivi, la deriva verso il «tutto in inglese», incompatibile con il plurilinguismo, ma allo stesso tempo i motivi di speranza.

Alcuni, addirittura, parlano di un disastro linguistico e di appiattimento culturale, sostenendo con fervore l’uso della propria lingua nazionale all’interno delle istituzioni continentali, rivendicando il diritto di ognuno all’informazione alla diffusione nella propria lingua nazionale.

In passato le parole si trasmettevano da una lingua ad un’altra solo per colmare le lacune esistenti. Attualmente, l’inglese è l’unica lingua che si impone su tutte le altre spesso unicamente per sostituire delle parole già esistenti.

Da non dimenticare, che numerose multinazionali hanno deciso di adottare l’inglese come unica lingua di comunicazione interpersonale.

Con questo non si deve avere la pretesa di contrastare l’evoluzione. Quello che a volte dà fastidio è l'uso non consapevole della lingua, soprattutto quando si svolge una professione che richiederebbe invece una buona consapevolezza linguistica.

Fonti:

http://51959387.fr.strato-hosting.eu/plurilinguisme/images/Actualites/lettre%20n%B09it.pdf

http://www.centrolinguegc.net/blog/lingue/e%e2%80%99-necessario-parlare-la-lingua-inglese-per-essere-europei-parte-1/

http://ec.europa.eu/education/languages/pdf/doc3275_it.pdf

http://forum.diodati.org/messaggi.asp?f=6&t=74

venerdì 30 luglio 2010

Lingua francese: perché difenderla dall'inglese?


Con grande impertinenza e coraggio il poliglotta Gérard Araud, ambasciatore francese all’Onu, ha affermato“Non parlo inglese”. Questa è stata certo una provocazione per ricordare che le lingue ufficiali sono sei e ribadire una difesa della lingua nazionale che, non solo in campo diplomatico, perde sempre più terreno rispetto all’inglese, lingua omni-potente e omni-presente.
Sulla questione della lingua si è mosso anche l’ex premier J. P. Raffarin e del problema, la Francia ne discute anche in seno all’UE.
Contro questa logica dell’egemonia linguistica anglosassone, la Francia investe denaro ed energie.
Ed è in questa logica che il Paese sta vivendo in modo schizofrenico la riflessione collettiva sull’identità nazionale, lanciata da Sarkozy per ragioni politiche pre-elettorali (eravamo alla vigilia delle regionali 2010 che ha sonoramente perso) e diluita in un contorto e contraddittorio dibattito che inizia dalla laicità (quest’anno ricordo che mia figlia ha dovuto studiare i cinque pilastri del Corano e la storia dell’Islam nel corso di storia in CM1 – la quarta elementare italiana) alla storia della patria e finisce per arroccarsi sulla lingua.
Un Paese per tradizione non dimentica che la diplomazia d’Europa duecento anni fa si esprimeva in francese. Eppure, è stato il francese Jacques Chirac a intuire che per far comprendere il ruolo e la posizione della Francia nel mondo fosse necessario comunicare in inglese, lingua peraltro parlata poco e male dalla classe politica (Sarkozy stesso non è in grado di parlarla) e della maggior parte dei francesi stessi (sono rimasta scioccata quando ho sentito pronunciare il termini e concetto tipicamente inglese discount come ‘discunt’!).
E’ stato proprio lui ha volere France 24, un canale internazionale di notizie bilingue, che apprezzo molto rispetto agli altri pseudo canali d’informazione come BFM e I-tele.
Fonte: Massimo Nava

martedì 4 maggio 2010

« La lotta per la lingua francese » di C. Hagège

Questa opera è un plaidoyer appassionato in nome delle diversità delle lingue e delle culture.

Rappresenta una verifica sul dominio esercitato dalla lingua inglese in tutti i settori (prima parte: « Ieri il francese, oggi l’inglese ») e una risposta attiva destinata a promuovere non unicamente la specificità del francese, ma anche quella delle altre lingue (seconda parte : « I percorsi dell’azione »).

Che siate d’accordo o meno con l’autore è un libro che non può mancare nella biblioteca di ogni francofono o francofilo.

E per offrire solo qualche assaggio di quanto è uscito dalla penna di Claude Hagège ecco tre citazioni chiave di questo libro tutto da leggere e meditare.

« ….Piuttosto di aggrapparsi ad una lotta aperta alla ricerca di affermare una lingua elitaria, gli estimatori della letteratura francese e della sua lingua elegante e raffinata devono convincersi che le straordinaie opere prodotte da questa letteratura hanno a diritto, grazie alle tematiche illustrate e la forma utilizzata, una vocazione che supera i confini francesi. Servire la lingua francese significa non scorgere nessuna contraddizione tra l’acquisito storico della lingua francese e la propria capacità di esprimere il mondo moderno.»
(Hagège, 2008: 177)

« Come si devono comportare i politici francesi e quale battaglia devono intraprendere? La risposta è chiarissima. Devono confrontarsi ad una forza e ad un valore: la forza è quella del profitto, la medesima cui la maggior parte dei businessmen sacrificherebbe tutto. Riguardo al valore da perseguire, opponendolo se non c’è nessuna scelta al profitto selvaggio, è la cultura »
(Hagège, 2008 : 207)

« Le lingue nascono, si sviluppano e muoiono. A tale riguardo hanno delle caratteristiche simili a quelle delle specie viventi. […] Riflettendo meglio sono molto più complesse. Si collocano nella parte più profonda dell’umanità. Una lingua è uno modo di percepire, immaginare e pensare unico nel suo genere, anche se la possibilità universale della traduzione sfuma questa visione del mondo propria a ciascun lingua, che di per se è unica e non trasmettibile. Per ogni individuo la perdita della propria lingua è, in qualche modo, quella di una parte della propria anima »
(Hagège, 2008 : 235-236)

lunedì 24 settembre 2007

In difesa delle identità linguistiche

La professione del traduttore tecnico  brevettistico è in pericolo ?

 

Stiamo osservando da anni che la traduzione brevettuale è interessata più di qualsiasi altro settore traduivo.

Il protocollo di Londra è un trattato che intende sopprimere la traduzione dei brevetti di invenzione. È stato siglato nel 2001 dalla maggior parte dei paesi Nord Europei, tuttavia la maggioranza di quelli del Sud (Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, l’Austria compresa) ne hanno rifiutato l'adesione.

Questo protocollo fatidico prepara, infatti, il terreno al brevetto comunitario mediante l'istituzione di un unico sistema legale comunitario di composizione delle controversie.



Traduzione brevetti

 

A tale proposito la signora Merkel dichiara alacremente:  
«Siamo fieri della nostra diversità in Europa, ma quando si tratta di brevetti comunitari dobbiamo tentare di contenerla. Non possiamo lasciare le cose come stanno, dobbiamo progredire in qualche modo». 

Il mercato della traduzione rischia di perdere 40 milioni di Euro


In Europa una fetta importante delle attività connesse alla traduzione brevetti rischia di essere colpito dal colpo di scure inflitto dal Protocollo di Londra, che sarà sottoposto anche al parlamento francese proprio il prossimo 26 settembre 2007, data cruciale per noi traduttori, poiché, con l'eventuale adesione transalpina, la temuta misura entrerebbe in vigore su tutto il territorio europeo.




Cosa rischiano in dettaglio i traduttori



Le conseguenze saranno pesanti per numerossimi professionisti della traduzione con la soppressione di oltre 2.000 posti di lavoro (traduttori indipendenti, società di traduzione, personale amministrativo, project manager, proofreader, esperti grafici).
Forse, di punto in bianco, oltre 500 traduttori tecnici si ritroveranno senza impiego e nell’obbligo impellente di riconvertirsi in un altro ambito della traduzione? Ai posteri l'ardua sentenza!