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giovedì 16 marzo 2017

L'antologia degli occhi del traduttore che diviene poeta

La traduzione e la poesia

Questa antologia, che è in corso di traduzione letteraria da parte mia, è costituita da una dozzina di poesie sulla affascinante tematica e simbologia legata agli occhi come organo plurisensoriale. 

Tramite in conforto della lettura e della riflessione ci si rende conto come gli occhi siano il collegamento tra il mondo esterno e ogni essere vivente e umano. Infatti, "gli occhi sono lo specchio dell'anima", simboleggiano la speranza e in alcuni casi, il divino. 

Pensiamo, ad esempio, agli antichissimi insegnamenti asiatici, al terzo occhio come nel buddismo e nel taoismo. Esso rappresenta la "vista della mente" che permette di sollevare il velo dell'illusione e vedere la vera natura della mente. Tuttavia, l'occhio divinizzato esiste anche nel cristianesimo. Lo Spirito Santo è spesso raffigurato come un occhio in un triangolo, che simboleggia l'ubiquità di Dio, l'occhio è come un mondo più complesso e elevato rispetto a quello umano. Tale tematica divina è ripreso da François Édouard Joachim Coppée  nel suo poema ‘Gli occhi delle donne’. 

Infatti, attraverso questi versi liberi ispirati alla Genesi, il poeta offre un'immagine delle donne come frutto della creazione di Dio, che è la più grande perfezione proviene dallo sguardo.

giovedì 16 maggio 2013

UNIVERSITÀ CA‘ FOSCARI VENEZIA ha scelto un mio testo come prova di esame


Per puro caso mi sono imbattuta su questa pagina - lo stupore è tanto! Hanno preso un mio scritto e ne hanno fatto un testo di esame... senza neanche avvisarmi...... poveri ragazzi!!!! Sorbirsi un testo mio in un momento di esame....articolo di Elisabetta Bertinotti
 
UNIVERSITÀ CA‘ FOSCARI VENEZIA- DIPARTIMENTO DI SCIENZE DEL LINGUAGGIO
LINGUA TEDESCA

 Prova’esame scritto di Lingua tedesca, LSL II anno, 10 Cfu, 19.12.2008

Prova 1 – traduzione
 

 Cognome.............................................................................................

 Nome...................................................................................................

Numero Matricola...............................................................................
 

·         Legga il testo riportato e traduca le parti evidenziate:

 Il traduttore moderno – l’evoluzione di una professione antica

di Elisabetta Bertinotti


Il mestiere del traduttore è antico quasi come la scrittura perché da sempre la traduzione è servita come mezzo di mediazione culturale. Messi definitivamente da parte fax, macchine da scrivere e voluminosi dizionari cartacei, oggigiorno il traduttore può godere di maggiore libertà di azione, dedicandosi al proprio operato linguistico per una corretta trasposizione di concetti e contenuti.

Infatti, nel corso dell'ultimo decennio la tecnologia informatica ha mutato radicalmente il lavoro del traduttore. Parallelamente, al traduttore moderno spetta di accrescere costantemente le proprie conoscenze tecniche per utilizzare gli “arnesi” del mestiere e soddisfare le esigenze di clienti ed agenzie nella traduzione di documenti dai vari usi e formati. (…..)

I traduttori moderni sono specializzati in sempre più ampie combinazioni linguistiche (corsi di lingue asiatiche sono presenti nella maggior parte degli atenei italiani); tuttavia, tradurre da una lingua non affine pone un serio problema di fedeltà. Quando le due lingue si differenziano molto bisogna ricreare il testo e i suoi messaggi, plasmandoli nel modo più coerente possibile rispetto all’originale. L’esattezza si raggiunge tramite una particolare attenzione offerta al ritmo, al livello linguistico, al costrutto della frase. (……)

Concludendo questo breve scenario sulla professione, c’è chi dice che “tradurre è un’attività rasserenante in quanto non si ha l’incubo della pagina bianca”; personalmente condivido di più l’opinione di chi afferma che “tradurre è un po’ come interpretare un pezzo musicale, ma non esattamente, perché il pezzo è stato composto per essere suonato mentre i testi e i messaggi non sempre sono stati scritti per essere tradotti”.

Aiuto vocaboli:

l’incubo della pagina bianca: attenzione! Si tratta ovviamente di un modo di dire. Sicuri che in tedesco esista la stessa metafora?

  • Dichter und Schriftsteller leiden unter der “Panik vor dem leeren Blatt” Papier.
  • Ein sehr erfahrener Mensch ist “kein unbeschriebenes Blatt”.

martedì 4 dicembre 2012

La traduzione – contrapporre con democrazia lingue e culture

Parlare di traduzione significa in primo luogo il trasferimento di un messaggio da una lingua all’altra. Conviene, tuttavia, non dimenticare che la lingua, oltre alla propria funzione metalinguistica è rispetto a tutte le altre materie di creazione estetica, l’unica a disporre della funzione autoriflessiva : è infatti un mezzo di espressione, una componente di unità culturale e il riflesso di una visione del mondo condizionato dall’ambiente in cui è praticata sotto la forma orale e scritta.

La traduzione ha anche la caratteristica di « contrappone » due lingue che appartengono a due culture distinte, marcate da rapporti di forza reali e storicamente determinati. Le due lingue possono investire entrambe il ruolo di media di forte comunicazione internazionale, oppure, una essere la lingua dominata e l’altra la lingua dominante. In tal caso la traduzione, in quanto strumento atto al trasferimento delle idee e delle esperienze umane da un sistema culturale ad un altro, in entrambi i casi assume una portata totalmente diversa.

Quando questo trasferimento avviene da una lingua dominante ad una lingua dominata, tale operazione rappresenta un ruolo assai importante nello sviluppo della seconda lingua, nel suo arricchimento e nel suo accedere verso una più profonda modernità. Quando il trasferimento avviene dalla lingua dominata alla lingua dominante, l’attività traduttiva consente di accedere ad un universo forse più "debole" ma comunque di profonda ricchezza che la traduzione ha il compito di veicolare e erendere concreto.

E' pertanto vero che nella dinamica della traduzione l’utilizzo di una lingua è sempre una forma di riconoscimento e di legittimazione dell’altra – dominante o dominata che siano, di conseguenza la professione del traduttore deve essere considerata come una sorta di strumento « democratizzazione » di tutte le lingue e culture.

giovedì 29 novembre 2012

Traduzione poetica - spazio di ascolto e imitazione

La traduzione poetica è sicuramente l’attivita linguistica tra le più temerarie e affascinanti nel panorama editoriale poiché incarna da sempre l’imperfezione latente insita della traduzione stessa. Il critico letterario, insegnante e scrittore italiano Antonio Prete, in All’ombra della lingua, definisce con estrema abilità un percorso teorico sulla traduzione per condividere, con tutti gli amanti e fruitori della poesia, riflessioni ed emozioni di estremo valore e significato.

Cogliamo qui alcuni fra gli aspetti più significativi rilevati dall’autore. Il primo è quello dell’ «ospitalità». La lingua del traduttore «accoglie» quella del poeta dialogandovi e instaurando con essa una relazione simile ad un’«esperienza amorosa».

Anche la figura «dell’ascolto e dell’imitazione» è fondamentale per definire come la traduzione comporti un complesso processo di emulazione; per questo il traduttore lirico è a sua volta poeta, perché nella sua lingua deve potersi avvalere perfettamente del ritmo, della metrica e del linguaggio poetico.

La traduzione, quindi, implica un esercizio nella propria lingua e in quella del testo sorgente, creando un legame inscindibile tra il traduttore e la propria scrittura. Tale aspetto introduce un principio universale che trascende e supera il semplice esercizio del tradurre:
L’esperienza dell’altro che assiste e sostiene nell’analisi la propria interiorità.

Antonio Prete cita, inoltre, il ruolo politico della traduzione:
L’ospitalità verso chi emigra - il riconoscimento dei suoi diritti riguardo anche alla sua lingua, perché la lingua è prerogativa forte di identità e appartenenza. La traduzione è dunque la pratica di un dialogo tra le lingue.

Il concetto del dialogo viene affrontato anche da un punto di vista più tecnico. La traduzione è vista come debitrice nei confronti del testo originale, la sua vita è ad esso collegata ma non deve per alcuna ragione soffocarlo – «il respiro del primo testo scorre libero nella traduzione».
Nella traduzione poetica si sperimenta in profondità il rapporto della fedeltà, questione affrontata con originalità dallo stesso Prete, soprattutto rispetto ad una scuola che vorrebbe la traduzione come una materia scientifica esatta.

Al traduttore, infatti, è concesso uno spazio creativo, una libertà nella propria lingua che non deve nascondere l’originale, ma consentirgli uno spazio necessario affinché, appunto, scaturisca un «intimo contatto». Sono questi i termini dell’esperienza amorosa di cui Prete parla all’inizio della sua opera: un dialogo in cui vi sia condivisione di spazi, senza che uno dei due spiriti che compongono la traduzione prevarichi sull’altro.


 


 

lunedì 9 luglio 2012

L’agenzia di traduzione Traduzione-IN per l’istituto scolastico Mont Saint Jean di Antibes

Antibes 10 Luglio 2012 –  L’agenzia di traduzione Traduzione-IN offre il suo sostegno al rinnovamento dell’Istituto privato Mont Saint Jean presente nella città di Antibes-Juan Les Pins dove è basata la sua  sede francese.

Partecipando alla sua opera di rinnovamento in atto nei caldi mesi estivi, lo studio ha deciso di sovvenzionare l’iniziativa di questo prestigioso istitito scolastico della regione Alpes Côtes d’Azur in Francia.
La somma versata consentirà ai lavori di ristrutturazione dell’istituto  che si rinnova e si prepara più elegante ed  efficiente che mai al ritorno dei suoi studenti il  4 settembre. L’agenzia Traduzione-IN ha un legame forte con il mondo dell’insegnamento privato infatti i suoi due fondatori hanno ottenuto la loro formazione superiore presso prestigiosi istituti privati milanesi e parigini con cui hanno sempre mantenuto un costante rapporto di collaborazione.
« La diffusione della cultura, delle lingue e dello spirito imprenditoriale è da sempre nel cuore della nostra attività » spiega Elisabetta Bertinotti responsabile commerciale da oltre un decennio dell’agenzia di traduzioni transalpina.

Contatti:



lunedì 19 settembre 2011

Traduzione e apprendimento delle lingue e il nuovo approccio degli studi di traduzione

Teorizzare sulla traduzione è uno delle attività più interessanti della linguistica moderna e presso ogni studio di traduzione di un certo livello è naturale parlarne tra colleghi qualora si voglia perfezionare una metodologia di lavoro sempre più  adeguata e precisa.

Eco, tra le miriadi di erudite affermazioni in merito,  parla della traduzione come processo di negoziazione preceduto da un atto di interpretazione, in cui il traduttore professionale assume il ruolo di negoziatore tra una cultura di partenza e una di arrivo.

La traduzione è infatti una pratica professionale  che pone al centro non semplicemente i differenti sistemi linguistici, ma l’intera enciclopedia delle culture quindi importante strumento di globalizzazione.

Tradurre bene implica la competenza in una lingua straniera e di conseguenza l’atto di traduzione è spesso visto come un naturale metodo di insegnamento della lingua straniera stessa.

Secondo gli eminentissimi scientifici e studiosi G. Freddi (Fondatore della didattica delle lingue moderne a statuto autonomo rispetto alle altre scienze del linguaggio) e P. E. Balboni  (Fondatore della glottodidattica e Professore dell'Universita' Ca' Foscari di Venezia)  è possibile identificare quattro diversi punti di analisi "contrastanti e contrastati" per osservare il ruolo della traduzione in rapporto al corretto apprendimento delle lingue:
a. competenza traduttiva e linguistica
(Una minoranza di studiosi ritiene che è possibile aprirsi  verso l’impiego di tecniche traduttive anche a livelli di competenza linguistica molto bassi, mentre l'opinione predominante rivaluta ai fini dell’apprendimento linguistico ciò che precede la realizzazione della traduzione, quindi l'utilizzo della traduzione solo a livelli avanzati di conoscenza.)
b. traduzione come rivelatrice di problemi intraducibilità
(dove la traduzione contribuisce alla riflessione interlinguistica e interculturale - Balboni parla infatti di “traduzione problematica”, ovvero un operazione “mirante a far notare l’intraducibilità o le difficoltà di traduzione piuttosto che a produrre una...traduzione”. )

c. traduzione come strumento di verifica linguistica?
(Balboni è contrario ad un uso della traduzione come valutazione di competenze linguistiche di tipo lessicale e morfosintattico)
d. traduzione come abilità
(Freddi ribadisce l’importanza della traduzione all’interno di un percorso di apprendimento linguistico “quale ‘quinta abilità’ nella graduatoria dei valori del comprendere, parlare, leggere e scrivere”.) 

Nel settore della traduzione tecnica vige invece un approccio più pratico in cui lo studio di traduzione all'avanguardia ha cercato di spostare il centro di elaborazione di un testo da un approccio "proattivo", in cui i problemi traduttivi sono identificati prima della traduzione (ad esempio nella localizzazione di software)  rispetto al sorpassato metodo "reattivo", in cui i problemi si risolvono mano a mano che si presentano, senza nessuna preparazione e anticipazione. 

Questo nuovo approccio, applicato dagli studi di traduzione più qualificati, permette di evitare vecchi errori che ancora i software si portano in eredità perché sarebbe troppo costoso e laborioso correggerli.

Fonti :

LA TRADUZIONE E L’APPRENDIMENTO/INSEGNAMENTO DELLE
LINGUE - BRUNA DI SABATO

GIORNATA DI STUDIO SULLA TADUZIONE  - NATACHA S. A. NIEMANTS

venerdì 2 settembre 2011

Il traduttore - mediatore socio-linguistico per tradurre l'intraducibile

Risale al dicembre 2007, l'importante riunione tra professori e dottorandi dell’Ecole Doctorale «Langues, Lettres et Arts» dell'università di Aix-Marseille a Aix-en-Provence, durante la quale si è riusciti a definire tramite la pluridisciplinarità e somma competenza degli intervenuti, una situazione paradossale tipica della traduzione letteraria : «come è possibile tradurre l’intraducibile».
Per maggiori dettagli consultate anche l'articolo seguente : Traduttore: mediatore socio-linguistico


giovedì 1 settembre 2011

La letteratura, la semiotica e la scienza della traduzione per tradurre la soggettività


La volontà di tradurre la soggettività nei diversi testi presenti nel panorama letterario di tutti i tempi è da sempre l’obiettivo più ambito dai traduttori letterari. 
L'ipotesi  primordiale che non vi sia attività di traduzione senza l’analisi del testo nella lingua d’origine viene completata  da un’ulteriore analisi connessa alla semiotica soggettuale ("soggetto dell'enunciazione) di Benvéniste - famoso linguista francese conosciuto per i suoi studi sulla grammatica comparata delle lingue indo-europee e per le sue teorie di  linguistica generale -  e sulla teoria della percezione di Merleau-Ponty (la percezione soggettiva del tempo) – filosofo del linguaggio francese -  senza dimenticare le acquisizioni della teoria dell’enunciazione, che hanno un ruolo centrale nella semiotica e che sono state approfondite da Giovanna Cosenza – professore all’università di Bologna - in cui il soggetto empirico dell’enunciazione (il parlante)  si trova ad agire idealmente al di fuore di un contesto vincolante. 

I concetti di “débrayage e embrayage” di Greimas – fondatore della semiotica strutturale – sono tuttavia in antitesi con quanto enunciato da Benveniste. A differenza di quest’ultimo, infatti, il linguista di origine lituana si disinteressa quasi totalmente della comunicazione orale, focalizzandosi sui testi scritti, nei quali è impossibile ‘tradurre’ il momento in cui sono stati enunciati. 

La teoria benvenistiana vista come dissoluzione dell'idealizzazione del "soggetto parlante”, precisa i termini di tale descrizione, fornendo all'osservatore gli indizi che nel discorso contraddistinguono il "soggetto dell'enunciazione".
In quest’ottica, i traduttori letterari vedono cosi’ più supportato il loro lavoro da quanto proposto da Greimas, fermo restando che la soggettività sia sempre traducibile e ben intrepretata.

mercoledì 31 agosto 2011

La nostra società di traduzioni e la teoria sull'insegnamento delle lingue

Sono lietisima di segnalare la traduzione in lingua francese di un articolo sull'antropologia linguistica ritenuto da molti veramente interessante. L’autore è Partick Boylan,  insegnante di Inglese per la Comunicazione Interculturale presso l’Università di Roma 3. Considero che l'applicazione di questi principi possa generare una migliore concezione dell'insegamento ed apprendimento delle lingue e condizionare favorevolmente la formazione di traduttori e linguisti sempre più competenti.


Notre société de traduction et l'enseignement des langues

giovedì 25 agosto 2011

Tradurre: tradurre o negoziare?


Tradurre significa « capire il sistema interno di una lingua e la struttura di un testo inerente ad essa, costruire un doppione del sietema testuale che, attraverso una determinata descrizione, possa produrre degli effetti analoghi presso il lettore. » Lila Azam Zanganeh, “Traduire sans trahir” (Tradurre senza tradire), Le Monde, (Settembre 2007).

Ho trovato la definizione ottima ed efficace. Cosa ne pensate traduttori? Io avevo scritto anni fa qualcosa di simile...

martedì 1 marzo 2011

Riflessioni su Semasiologia ed Onomasiologia come strumenti di conoscenza di base per il Mediatore linguistico.

Antonio Taglialatela (Scuola Sottufficiali dell’Esercito, Viterbo)


Semasiologia
s. f. [comp. del gr. σημασία «significato» e -logìa]. – In linguistica, sinonimo meno comune di semantica, tranne che nel significato opposto e complementare a quello di onomasiologia, come studio cioè dei vari significati assunti da uno stesso segno linguistico nel tempo e nello spazio.


Onomasiologia
s. f. [comp. del gr. ονομασία «denominazione» (der. di ονομάζω «nominare») e -logìa]. – Ramo della linguistica, sviluppatosi verso la fine del sec. XIX, che studia le diverse realizzazioni, all’interno di più lingue o dialetti, o anche all’interno di un’unica lingua, dello stesso concetto, ossia quali significanti corrispondono a uno stesso significato (è pertanto complementare, inversamente, alla semantica, che studia quali significati corrispondono a uno stesso significante).


Abstract
ENG: The society we live in today is clearly multiracial. Italy currently has, for instance, more than 2.000.000 immigrants and their number is progressively increasing. The remarkable presence of foreigners in our cities, therefore, requires a complex system of necessities and rights which need to be taken into serious account, above all by the Institutions. We should be promoting these different cultures and traditions to be integrated although this is apparently in progress. In such a scenario, the linguistic inter-mediation plays a fundamental role, as this represents the best means to welcome immigrants and allow their integration into any community. For this reason, a mediator is supposed to have a personal background of strong intangible assets and capabilities which transcend their sole language skills. However, since this paper refers to the linguistic field in particular and we are taking into consideration the linguistic disciplines of semasiology and onomasiology, these two appear to be valuable and useful tools amongst the relevant competences of a linguistic and cultural mediator. In fact, only a thorough analysis and an exhaustive consideration of the use of an appropriate terminology within its relevant field can help get an appropriate mediation and here is what this short paper tries to highlight.




ITA: Viviamo in una società sempre più multietnica. Si calcolano attualmente in Italia più di 2.000.000 di immigrati, ma il numero è in progressivo aumento. La presenza massiccia di stranieri che popolano le nostre città fa emergere un complesso sistema di bisogni, esigenze, diritti che necessitano di risposte concrete. Dobbiamo muoverci nella prospettiva di una rapida ed efficace integrazione tra culture e tradizioni diverse tra di loro. In questo contesto gioca un ruolo determinante la mediazione, che è lo strumento per favorire l’accoglienza e l’inserimento degli stranieri in un dato Paese. Il mediatore deve essere, perciò, dotato di varie capacità di base che trascendono le sole abilità linguistiche. Tuttavia, riferendoci in questa sede principalmente al campo linguistico, prendendo in esame gli ambiti della semasiologia e della onomasiologia in particolare, dobbiamo sottolineare come questi siano strumenti di analisi assai importanti nella rosa di competenze del mediatore linguistico-culturale, in quanto l’analisi e la riflessione approfondita relative all’uso dell’appropriata terminologia aiutano ai fini di una corretta mediazione ed evidenziare ciò rappresenta lo scopo di questo breve contributo.


1.La Semasiologia
La semasiologia parte dall’unità lessicale, la parola, per studiare i vari significati che tale parola può assumere di volta in volta a seconda del contesto. Essa può trovare applicazione in vari campi, dal linguaggio visivo di un fotografo o di un artista che creano un’immagine (per cui, in tal senso si partirebbe da un’immagine anziché da una parola), al pensiero verbale di uno scienziato o di un matematico che può essere rafforzato ed esposto al meglio attraverso esemplificazioni grafiche dei concetti (in tal senso, si partirebbe invece da una rappresentazione grafica), fino a giungere alla scrittura vera e propria.
Nella scrittura in particolare una parola può prestarsi a diversi significati.
Il termine “porta”, ad esempio, può essere inteso come infisso, corredo del gioco calcio, un valico di montagna, o come verbo se non inserito in un contesto esplicativo che ne indica la natura, le dimensioni o lo stile.
Il termine “riso” può essere inteso come la facoltà del ridere, o come pianta originaria dell’Asia sud-orientale oppure come insieme di piccoli grani bianchi ricchi di albume amilaceo largamente usati per preparare vari tipi di vivande.
Il termine “resto” può essere inteso come ciò che rimane di un tutto a cui è stata tolta o è venuta meno una parte, oppure come azione del rimanere in un luogo o in una posizione riferita alla 1a pers. sing. del pres. indicativo.
E ancora, il termine “posta” può essere inteso come corrispondenza, come posto assegnato o stabilito per fermarsi temporaneamente o per stare definitivamente (in ital. antico), come luogo di sosta o di soggiorno degli animali, e con questo significato, ant., si conserva ancora in qualche uso locale, come, per es., in Puglia, dov’è sinonimo di stazzo, addiaccio; oppure, sempre in riferimento alle varianti regionali, “posta” in Campania indica l’ufficio postale. Ancora, può essere inteso come participio passato, e quindi, risultato dell’atto del porre, del mettere, o posizionare e nell’italiano popolare antico, “posta” può essere inteso anche come postema, ascesso. E via discorrendo.


Per altre parole, invece, basta un accento a fare la differenza, come in “àncora” (strumento della nave) e “ancóra” (per indicare la prosecuzione di una azione); oppure “pèsco” (come albero da frutta) e “pescò” (come azione al passato dell’attività del pescare); “giòco” (come attività che ha come scopo la ricreazione e lo svago) e “giocò” (come azione al passato dell’attività del giocare). E si potrebbe continuare ad oltranza. Come già accennato, dunque, la semasiologia diventa assai rilevante in ambito linguistico e nell’ambito della stessa mediazione linguistica.


Anche in altre lingue si verifica lo stesso fenomeno e, nella fattispecie in inglese, essa si applica principalmente a verbi che possono fungere da sostantivi e viceversa, e, anche se con minor frequenza, a sostantivi che possono fungere da aggettivi. Per esempio, citiamo il termine “point”, che può essere inteso come punta di un coltello, di una matita, di uno spillo, oppure in riferimento ad una posizione o a un luogo, oppure, ancora, come questione o argomento, oppure in riferimento ad un punteggio, o come verbo e quindi attività dell’indicare, del mirare o del puntare.
A ben guardare, altresì in italiano la parola “punto” può assumere vari significati: in riferimento ad un punteggio che si ottiene per un qualsivoglia motivo, oppure in riferimento alla terminologia adoperata da un sarto, o da un infermiere si riferisce ai punti di sutura. E può essere inteso, anche in italiano, come verbo al presente, o persino come segno d’interpunzione, significato quest’ultimo non presente tuttavia in inglese, che adopera, al contrario, il termine “full stop”.
Un’altra parola molto diffusa nel linguaggio quotidiano è “book”. Anch’essa può assumere vari significati in base al contesto in cui si colloca. Infatti, può essere intesa in senso generico come libro, ma come libretto nella terminologia bancaria, o libretto in riferimento all’Opera, oppure addirittura come azione del prenotare un viaggio o un biglietto nel campo del linguaggio turistico.
Si può ben notare, dunque, come un significante, qualsiasi sia la lingua, sia esso scritto, parlato o simbolico, rivela il suo significato specifico solo nel contesto in cui viene inserito e utilizzato.
Altro esempio, è il termine inglese “leaves”, che può essere adoperato tanto nel significato di foglie di un albero quanto come azione del partire o lasciare riferita ad una terza pers. sing. del presente.
È sorprendente apprendere in seguito a tali osservazioni, come un termine generico possa tranquillamente diventare all’occorrenza un termine specialistico.
Un ulteriore esempio in tal senso è il termine “bond”, che in generale può essere inteso come vincolo, ma nella terminologia specialistica dell’economia indica l’obbligazione, mentre in quella dei chimici sta ad indicare il legame tra gli elementi all’interno di una reazione.
E’ opportuno precisare, tuttavia, che la terminologia specifica non è intercambiabile. Il seguente esempio ne è la prova: in inglese, “cushion” è la parola che indica il cuscino in genere, ma “pillow” è la parola che indica il guanciale. Tale esempio trova riscontro anche in italiano: cuscino (da divano, da sedia, da letto) ≠ guanciale (SOLO da letto). Da ciò si comprende anche come non siano ambigui i concetti, ma i termini che li denotano .


In conclusione, si può affermare che tutto ciò avviene poiché è insito nella natura della lingua inglese essere duttile e creativa, come sostenuto anche da Paola Giunchi, Università La Sapienza, in occasione del convegno annuale dell’Associazione Eurolinguistica-Sud presso il campus interuniversitario di Pomezia. Infatti, il sistema linguistico inglese consente di attribuire ad una stessa unità lessicale funzioni diverse e ciò lo rende altamente e facilmente fruibile. Sarà forse questa una delle ragioni per cui viene considerato una lingua globale o, come definita dal Prof. Castorina dell’Università la Sapienza, un’eurolingua? Ci sentiamo di concordare con convinzione.


2.La Onomasiologia
L’onomasiologia parte dal concetto e ne studia i modi di realizzazione, cioè i modi in cui esso viene definito e/o designato.
Per meglio spiegare l’onomasiologia citiamo un libro del 1965, in cui il Mounin osservava che ogni civiltà suddivide il mondo in oggetti secondo i propri bisogni; così là dove le lingue europee possiedono solo il vocabolo “palma”, le lingue bantu, ad esempio, dispongono di una cinquantina di vocaboli per distinguere cose che noi, invece, nel vero senso della parola, confondiamo .
E ancora, in altro contesto, che il simposio abbia ricoperto nella vita greca un ruolo importante, è un dato assodato. Ma evidenziare, al contrario, che esistono ben 2.300 nomi che a vario titolo costituiscono il lessico greco dei vasi, è sicuramente un dato di ben altra portata. Innanzitutto perché tale impegno nella lessicalizzazione in questo determinato settore supera di gran lunga il momento spicciolo ed immediato della funzione quotidiana, e ci parla di una articolata serie di bisogni che scandiscono tempi diversi, realtà sociali diverse, materiali di costruzione, sistemi di fabbricazione e forme diverse, nonché, proprio nell’onomasiologia, anche realtà geografiche ed aree linguistiche differenziate . A titolo esemplificativo, si guardi all’interferenza del lessico dei vasi con il lessico dell’anatomia del corpo umano. Il vaso, infatti, è fornito di χείλη = labbra (cfr. Hom., Od. 4,132; 616; Hes., Op. 97, etc.), di τράχηλος = collo (cfr. Theop. Com. 55,2 P.C.G. VII 733 Kassel-Austin etc.), di πτερνίς = piede (cfr. Alex. 329, C.A.F. II 406 Kock, etc.), di ώτα = orecchie. Da ciò, non è difficile comprendere perché, trattando di onomasiologia, si parli spesso di archeologia della lingua , e vale a dire, scavare fino alle origini della lingua stessa per comprenderne le evoluzioni semantiche e lessicali, storiche e sociologiche. E non è difficile comprendere come da un concetto generico, che può essere quello di “collo”, si può poi giungere a capire perché si sia definito proprio con tale termine quel particolare dell’anatomia umana o di un vaso. Né tantomeno è difficile comprendere perché l’onomasiologia sia complementare, inversamente, rispetto alla semasiologia.




3.Conclusioni
Alla luce della nostra analisi e delle nostre osservazioni, possiamo di sicuro affermare che ciascun sistema linguistico rappresenta una sorta di mondo fantastico, mai completamente esplorato, in continua ed incessante evoluzione e al cui studio, ci sentiamo di dire, pochi prediletti hanno accesso. Il nostro breve contributo ha cercato di evidenziare l’importanza di come discipline linguistiche quali la semasiologia e l’onomasiologia possano essere utilizzati come validi strumenti di analisi di questo mondo fantastico, prefiggendosi esse di non tralasciare né il piano puramente formale e lessicale, né quello più prettamente semantico, e da questo si è poi dedotto che in molti casi il mediatore linguistico deve essere pronto a fungere da forte anello di congiunzione tra lingue e culture diverse e che per farlo necessita di conoscenze linguistiche e culturali, corredate da una buona dose di intuizione, molto ben consolidate, partendo da quelle relative alla propria lingua e cultura.




Riferimenti sito- e bibliografici
Per il supporto nelle definizioni dei termini in italiano, dizionario Treccani online:
www.treccani.it


Per il supporto nelle definizioni dei termini in inglese, dizionario Hoepli online:
www.hoepli.it e
www.wordreference.com


Paola Radici Colace, Cultura come lessico e lessico come cultura: i lessici tecnici e il recupero dell’aspetto materiale e scientifico del mondo greco, in Atti del 3° Convegno di Cultura e Lingue Classiche, Palermo, 29 ottobre – 1 novembre 1989, cit. pag. 201-203.


David Crystal, English as a global language, Cambridge University Press, 1997, cit. pag. 1.


Carlo Forin, Intervista sull’Archeologia del Linguaggio, 12 marzo 2010.


Georges Mounin, Teoria e Storia della Traduzione, traduz. ital, Torino 1965, p. 79, citato da Nenci, art. cit., p. 174.


Mariateresa Zanola (a cura di), Terminologie specialistiche e Tipologie testuali -Prospettive interlinguistiche-, Pubblicazioni dell’ISU Università Cattolica, Milano, 2007, cit. pag. 35.

martedì 28 settembre 2010

Francesco Orlando : un'eredità metalinguistica da non dimenticare

Franscesco Orlando (1934-2010), professore di letteratura francese all’Università di Pisa (Scuola Normale Superiore di Pisa) e illustre titolare di una cattedra di Teoria della Lettaratura in Italia - è scomparso a Pisa nel giugno scorso. Il suo nome resta legato a quello di Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo di cui aveva accompagnato la redazione e la pubblicazione dell’opera. Orlando lascia ai posteri un’opera teorica di enorme valore, che spazia direttamente dall’eredità freudiana a quella di Erich Auerbach, che vede proprio in questi ultimi mesi il compiersi della sua traduzione in lingua francese.

Tra le sue opere più importanti vorrei citare : Letteratura, ragione, represso (Lettura freudiana della Phèdre, 1971 [trad. fr. Lecture freudienne de “Phèdre”, Paris, Les Belles Lettres, 1986]; Per una teoria freudiana della letteratura, 1973; Lettura freudiana del Misanthrope, 1979; Illuminismo e retorica freudiana, 1982) il saggio di critica tematica intitolato Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura (1993-94), tradotto in lingua franese, Les objets désuets dans la figuration littéraire, edizione Classiques Garnier.