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venerdì 10 settembre 2010

GLOBISH, ma esiste veramente?

Secondo alcuni l’inglese è ormai una lingua senza più padroni, una lingua quindi veramente mondiale.
Diversi linguisti hanno cercato di analizzare la forma dell’inglese parlato da non nativi. Si sono notati alcuni errori ricorrenti (come la tendenza a non mettere la “s” alla terza persona singolare, l’uso errato dell’articolo determinativo, ecc.). Queste deviazioni non compromettono certo la comprensione fra persone, ma non dimostrano l’esistenza di una lingua nuova diversa e autonoma dall'inglese.
Il Globish empiricamente è difficile da dimostrare.
Le lingue si sviluppano intorno ad istituzioni o centri di potere singoli e autonomi. Il Globish si presenta come un "magma" linguistico del tutto disarticolato. Esistono tante declinazioni dell’inglese quante sono i popoli che lo imparano e queste declinazioni spesso sono talmente diverse da risultare del tutto incomprensibili. La conseguenza è che, per tentare di capirsi ognuno tende ad orientarsi verso gli stessi standard fonetici e grammaticali, ovvero quelli degli anglofoni madrelingua.
Infatti, sono gli anglofoni madrelingua i soli ad avere il diritto di stabilire ciò che è corretto o scorretto: gli unici ad avere la competenza legittima dell'inglese propriamente detto. Lo dimostra il fatto che nelle scuole, nelle università e nei centri linguistici di tutto il mondo si assumono docenti madrelingua inglese (eccetto nelle scuole italiane, purtroppo!). Lo ribadiscono i numerosissimi studenti desiderosi di imparare l’inglese che fanno dei soggiorni studio presso istituti e università dei paesi anglofoni.
Il Globish quindi non esiste. Dimostrare la sua esistenza impedisce di vedere l’asimmetria nella distribuzione dei costi e dei benefici dell’egemonia linguistica a vantaggio dei paesi anglofoni. Si tratta di vantaggi di ordine economico, politico e culturale. Da un lato abbiamo i madrelingua, i quali per farsi capire devono al massimo evitare espressioni idiomatiche e accenti regionali. Dall’altra parte, infatti, abbiamo tutti gli altri cittadini del mondo che investono miliardi di euro all’anno e anni della loro vita per tentare, spesso senza successo, di possedere la lingua egemone, restando sempre e in ogni caso un passo indietro rispetto ai madrelingua.
Versione francese: Globish ou Anglais?
Ho fatto una sintesi dell'articolo pubblicato al seguente link per farne eventualmente materia di discussione:

mercoledì 4 agosto 2010

L'inglese deve essere combattuto dai traduttori?


Ho appena pubblicato sul sito dell'agenzia di traduzioni con cui collaboro da anni un articolo che riaccende l'acceso e sempreverde dibattito sull'identità linguistica di ogni paese rispetto alla forza invasiva espressa in questi ultimi decenni dalla lingua inglese.
Di seguito cito unicamente un estratto per proporne lo spirito e le finalità:

"Nel mestiere delle traduzioni si assiste sempre più alla moda dilagante di utilizzare termini inglesi per esprimere concetti o strumenti legati alla tecnologia. Le iniziative atte a difendere le lingue nazionali minacciate dall’inglese si susseguono e i campanelli d’allarme riguardo il loro preoccupante impoverimento sono molteplici in tutta Europa.

Chi volesse aprofondire questo tema clicchi sul seguente link:

martedì 23 marzo 2010

E' on-line anche la versione francese del nuovo articolo sulla traduzione inglese secondo i rilettori di lingua romanza


Il mio ultimo articolo, pubblicato venerdi' scorso, è finalmente on-line in lingua francese. Un'ottima collaboratrice francese l'ha tradotto e poi il nostro amministratore delegato lo ha arricchito di nuove considerazioni.

L'ottica è sempre diretta ad analizzare la qualità dei testi tradotti in inglese, dimenticando i pregiudizi legati alle nostre lingue d'origine.
Chi desidera consultarlo clicchi la seguente link:

lunedì 22 marzo 2010

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla traduzione inglese ma non avete mai osato chiedere


Un occhio nuovo sulla traduzione inglese

Nel mestiere di traduttore spesso si parla di traduzioni troppo letterali quando la sintassi e la scelta del vocabolario si avvicinino spiccatamente al testo di origine- ma in se, la traduzione letterale puo’ essere giudicata anche una buona traduzione?

-- I rilettori di madre lingua romanza ritengono i termini di origine latina troppo assomiglianti ai corrispettivi nelle loro lingue, sminuendo cosi’ il valore medesimo della traduzione. L’effetto della cosidetta traduzione “specchio” rappresenta infatti lo spauracchio del traduttore anglofono che sovente si sente responsabile di aver troppo abusato di terminologie e strutture grammaticali prossime alle lingue di origine.

E' sempre cosi'?

Ho appena pubblicato un articolo che troverete per esteso alla pagina seguente:
http://www.traduzione-in.com/traduzione-inglese.htm