venerdì 8 ottobre 2010

CORSI PER TRADUTTORI LETTERARI E BIBLIOTECARI

CORSO DI SPECIALIZZAZIONE/TRADUZIONE LETTERARIA

Milano - 23 novembre 2010 - 28 febbraio 2011
(10ª edizione del corso di specializzazione di traduzione letteraria)
Sede delle lezioni: via Vitruvio 41, presso l’Istituto Gonzaga
Il lavoro del traduttore letterario
(In lingua inglese, francese, tedesca e spagnola)
LAVORARE IN EDITORIA.
IL CONSULENTE LETTERARIO E IL REDATTORE NELLE CASE EDITRICI

La 11ª edizione del corso di specializzazione "Il lavoro del traduttore letterario" è indirizzata ad aspiranti traduttori editoriali/letterari. I primi 4 corsi, (inizio il 23 novembre 2010), sono diretti a tutti gli iscritti e avranno un carattere propedeutico per i successivi laboratori linguistici nelle 4 lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo) che inizieranno il 10 gennaio 2011.

PROGRAMMA

1° corso: Il lavoro del traduttore letterario

* analisi del mercato editoriale. Che cos’è una casa editrice.
Ruoli, funzioni e organizzazione interna: il ruolo specifico del traduttore
* i contratti e le norme legislative che regolano i rapporti tra editori e traduttori

2° corso: Teoria della traduzione

* le principali teorie contemporanee
* il problema del significato
* la traduzione come interpretazione
* la traduzione come ri-creazione (copy-writing)
* la posizione del traduttore

3° corso: I "ferri" del mestiere del traduttore

* le risorse del traduttore: dizionari, repertori, Internet
* le fasi e le tecniche di lavoro
* problemi ed errori comuni
* gli standard internazionali

4°corso: Il lavoro redazionale

* l’editing di una traduzione

I primi 4 moduli (martedì e mercoledì, h.18.00 – 20.00) termineranno mercoledì 15 dicembre e saranno seguiti da tutti i partecipanti.

Da lunedì 10 gennaio 2011 inizieranno i laboratori specifici delle singole lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo) e avranno cadenza settimanale (ore 18.00 - 20.00) per un totale di 14 ore ciascuno.

I laboratori sono a numero chiuso per un massimo di 15 partecipanti:

Tedesco (ogni lunedì):
10 gennaio – 17 gennaio – 24 gennaio – 31 gennaio – 7 febbraio – 14 febbraio – 21 febbraio

Spagnolo (ogni martedì):
11 gennaio – 18 gennaio – 25 gennaio – 1 febbraio – 8 febbraio – 15 febbraio – 22 febbraio

Francese (ogni mercoledì):
12 gennaio – 19 gennaio – 26 gennaio – 2 febbraio – 9 febbraio – 16 febbraio – 22 febbraio

Inglese (ogni giovedì):
13 gennaio – 20 gennaio – 27 gennaio – 3 febbraio – 10 febbraio – 17 febbraio – 24 febbraio

Il corso terminerà per tutti i partecipanti il 28 febbraio 2011

Alla fine verrà rilasciato il diploma di frequenza.

Per maggiori informazioni: http://www.herzog.it/milano_editoria10.asp


IL MESTIERE DEL LIBRAIO

Milano: 4 novembre – 16 dicembre 2010 (1ª edizione corso di specializzazione)
Il mestiere del libraio. Come si lavora in una libreria

La 1ª edizione del corso " Il mestiere del libraio. Come si lavora in una libreria " è rivolta a tutti coloro che intendono inserirsi nel mondo del lavoro come librai qualificati, in grado di rispondere alle esigenze del mercato editoriale. Durante il corso saranno messe a confronto diverse tipologie di librerie (indipendenti, di catena e megastore), e di conseguenza i diversi modi di lavorare in libreria; si analizzeranno le varie attività del libraio attraverso l’organizzazione e la gestione dello
spazio e dei tempi di lavoro.

Il percorso formativo sarà completato da una visita didattica all’interno della Libreria di Quartiere, via Piceno 1 - Milano

martedì 28 settembre 2010

Francesco Orlando : un'eredità metalinguistica da non dimenticare

Franscesco Orlando (1934-2010), professore di letteratura francese all’Università di Pisa (Scuola Normale Superiore di Pisa) e illustre titolare di una cattedra di Teoria della Lettaratura in Italia - è scomparso a Pisa nel giugno scorso. Il suo nome resta legato a quello di Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo di cui aveva accompagnato la redazione e la pubblicazione dell’opera. Orlando lascia ai posteri un’opera teorica di enorme valore, che spazia direttamente dall’eredità freudiana a quella di Erich Auerbach, che vede proprio in questi ultimi mesi il compiersi della sua traduzione in lingua francese.

Tra le sue opere più importanti vorrei citare : Letteratura, ragione, represso (Lettura freudiana della Phèdre, 1971 [trad. fr. Lecture freudienne de “Phèdre”, Paris, Les Belles Lettres, 1986]; Per una teoria freudiana della letteratura, 1973; Lettura freudiana del Misanthrope, 1979; Illuminismo e retorica freudiana, 1982) il saggio di critica tematica intitolato Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura (1993-94), tradotto in lingua franese, Les objets désuets dans la figuration littéraire, edizione Classiques Garnier.

venerdì 10 settembre 2010

GLOBISH, ma esiste veramente?

Secondo alcuni l’inglese è ormai una lingua senza più padroni, una lingua quindi veramente mondiale.
Diversi linguisti hanno cercato di analizzare la forma dell’inglese parlato da non nativi. Si sono notati alcuni errori ricorrenti (come la tendenza a non mettere la “s” alla terza persona singolare, l’uso errato dell’articolo determinativo, ecc.). Queste deviazioni non compromettono certo la comprensione fra persone, ma non dimostrano l’esistenza di una lingua nuova diversa e autonoma dall'inglese.
Il Globish empiricamente è difficile da dimostrare.
Le lingue si sviluppano intorno ad istituzioni o centri di potere singoli e autonomi. Il Globish si presenta come un "magma" linguistico del tutto disarticolato. Esistono tante declinazioni dell’inglese quante sono i popoli che lo imparano e queste declinazioni spesso sono talmente diverse da risultare del tutto incomprensibili. La conseguenza è che, per tentare di capirsi ognuno tende ad orientarsi verso gli stessi standard fonetici e grammaticali, ovvero quelli degli anglofoni madrelingua.
Infatti, sono gli anglofoni madrelingua i soli ad avere il diritto di stabilire ciò che è corretto o scorretto: gli unici ad avere la competenza legittima dell'inglese propriamente detto. Lo dimostra il fatto che nelle scuole, nelle università e nei centri linguistici di tutto il mondo si assumono docenti madrelingua inglese (eccetto nelle scuole italiane, purtroppo!). Lo ribadiscono i numerosissimi studenti desiderosi di imparare l’inglese che fanno dei soggiorni studio presso istituti e università dei paesi anglofoni.
Il Globish quindi non esiste. Dimostrare la sua esistenza impedisce di vedere l’asimmetria nella distribuzione dei costi e dei benefici dell’egemonia linguistica a vantaggio dei paesi anglofoni. Si tratta di vantaggi di ordine economico, politico e culturale. Da un lato abbiamo i madrelingua, i quali per farsi capire devono al massimo evitare espressioni idiomatiche e accenti regionali. Dall’altra parte, infatti, abbiamo tutti gli altri cittadini del mondo che investono miliardi di euro all’anno e anni della loro vita per tentare, spesso senza successo, di possedere la lingua egemone, restando sempre e in ogni caso un passo indietro rispetto ai madrelingua.
Versione francese: Globish ou Anglais?
Ho fatto una sintesi dell'articolo pubblicato al seguente link per farne eventualmente materia di discussione:

martedì 7 settembre 2010

Giornata europea delle lingue

Il 26 settembre - data storica per celebrare la diversità linguistica, il plurilinguismo e l'apprendimento delle lingue. L'iniziativa, organizzata dal Consiglio d’Europa e dall’UE, coinvolge migliaia di persone in 45 Paesi in attività per celebrare la diversità linguistica e l’importanza dell’apprendimento di più lingue.

In tale data, sono infatti organizzati eventi per garantire che i messaggi, le lezioni e le attività dell'Anno Europeo (2001) delle lingue non si disperdano. E’ la giornata per parlare di lingue e culture dei cittadini europei e per incoraggiare i cittadini europei ad apprendere le lingue.

In tale quadro di eventi ricordo:

Giornata di studio
"Conoscere le lingue per costruire l'Europa"

Pisa - Lucca, 27 settembre 2010

Pisa, Aula Magna Nuova del Palazzo della Sapienza

venerdì 27 agosto 2010

L’inglese è ormai la lingua del cittadino europeo?

Premesso che, come ha dichiarato il membro della Commissione Europea, Leonard Orban «La capacità di comunicare in varie lingue costituisce un grande vantaggio per le persone, le organizzazioni e le imprese. Promuove la creatività, rompe gli stereotipi culturali, incoraggia le idee originali e può aiutare a sviluppare prodotti e servizi innovativi» la realtà linguistica in Europa sembra subire delle influenze sempre più marcate dalla lingua inglese.
Il plurilinguismo è inscindibile dall’affermazione di un’Europa politica e la ricchezza dell'Europa consiste nella sua diversità, sia geografica che culturale e linguistica. (Carta europea del plurilinguismo)
Durante un convegno, frequentato da un centinaio di personalità tra cui ambasciatori dell’UE, accademici francesi, italiani e spagnoli, dirigenti di società multinazionali e il direttore dell’osservatorio europeo del plurilinguismo, si è discusso infatti dell’egemonia della lingua inglese e i suoi effetti negativi in termini di discriminazione e restrizione della democrazia linguistica.
Le conclusioni del dibattito possono riassumersi nei tre punti chiave:
• La lingua inglese detiene ormai costantemente una posizione egemonica presso le istituzioni continentali.
• Il francese, lingua di tre paesi fondatori (Francia, Belgio e Lussemburgo), ha perduto il suo livello dominante presso l’UE.
• Il tedesco (la prima lingua parlata in Europa) e l’italiano non riescono assolutamente a contrastare il massiccio potere linguistico esercitato dall’inglese.
Presso gli stati membri, la lingua di Shakespeare è la seconda insegnata in tutte le scuole materne ed è riconosciuta come lingua istituzionale nella trasmissione del sapere a livello accademico.
Anche la Francia, sebbene abbia perseguito la più conservatrice delle politiche linguistiche promuovendo la Francofonia, non sfugge totalmente a questa massiccia influenza.
Francese e tedesco da anni non sono più considerate lingue internazionali, ma piuttosto “regionali” dell’Europa.

Suggerisco in tal senso la consultazione dei rapporti nazionali, e più particolarmente il rapporto di J. C. Beacco che evidenzia chiaramente le ambiguità delle politiche linguistiche adottate, le loro difficoltà, le lentezze dei comportamenti collettivi, la deriva verso il «tutto in inglese», incompatibile con il plurilinguismo, ma allo stesso tempo i motivi di speranza.

Alcuni, addirittura, parlano di un disastro linguistico e di appiattimento culturale, sostenendo con fervore l’uso della propria lingua nazionale all’interno delle istituzioni continentali, rivendicando il diritto di ognuno all’informazione alla diffusione nella propria lingua nazionale.

In passato le parole si trasmettevano da una lingua ad un’altra solo per colmare le lacune esistenti. Attualmente, l’inglese è l’unica lingua che si impone su tutte le altre spesso unicamente per sostituire delle parole già esistenti.

Da non dimenticare, che numerose multinazionali hanno deciso di adottare l’inglese come unica lingua di comunicazione interpersonale.

Con questo non si deve avere la pretesa di contrastare l’evoluzione. Quello che a volte dà fastidio è l'uso non consapevole della lingua, soprattutto quando si svolge una professione che richiederebbe invece una buona consapevolezza linguistica.

Fonti:

http://51959387.fr.strato-hosting.eu/plurilinguisme/images/Actualites/lettre%20n%B09it.pdf

http://www.centrolinguegc.net/blog/lingue/e%e2%80%99-necessario-parlare-la-lingua-inglese-per-essere-europei-parte-1/

http://ec.europa.eu/education/languages/pdf/doc3275_it.pdf

http://forum.diodati.org/messaggi.asp?f=6&t=74